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Addio, Piccolo Principe

“Addio.

Ricordati di un segreto,

un segreto semplicissimo,

Soltanto con il cuore

si può vedere nel modo giusto,

 non si vede bene che col cuore.

Ricordati:

ciò che è essenziale è invisibile agli occhi.

Lo si vede solo con gli occhi del cuore.”

da “Il Piccolo Principe” di Saint-Exupéry

“Dobbiamo riconoscere che nel mondo è presente un eccesso di male: quando si oltrepassa la pura stupidità umana – che causa danni anche gravi, ma per incuria, per inettitudine, per negligenza, per debolezza – e si arriva alla pianificazione del male fatta con cinismo e crudeltà, per godere del disagio altrui, dello schiacciamento dell’altro.

Nel mondo, tuttavia, c’e anche un eccesso di bene. Si verifica nel momento in cui si supera la relazione di stretta giustizia, il puro contratto paritario: “io ti do, tu mi dai”. Allora si dona in totale gratuità, si dà in pura perdita – dando a chi non merita, a chi ci e ostile – oltrepassando le buone maniere, il buon senso, il senso comune della misura.

E’ il superamento delle abitudini mondane, il calpestamento di ogni convenzione, potremmo dire una “trasgressione”, senza la valenza negativa del termine”.

Carlo Maria card. Martini, Le tenebre e la luce, ed. Piemme, 2007

OLTRE LA FORESTA

Fratello ateo, nobilmente pensoso,
alla ricerca di un Dio
che io non so darti,
attraversiamo insieme il deserto.

Di deserto in deserto andiamo oltre
la foresta delle fedi
liberi e nudi verso
il nudo essere
e là
dove la parola muore
abbia fine il nostro cammino.

Padre Davide Maria Turoldo
                    Da “Canti Ultimi”

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“Odio gli indifferenti”

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.”

                                                                                                  Antonio Gramsci

 

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Lettera di Graziella Marota
Madre di Andrea Gagliardoni, morto sul lavoro a ventitrè anni.

“ILL.mo Ministro Fornero,
oggi è Natale e in questo giorno così gioioso per tutti ho deciso di scriverLe perché per me è un giorno di grande dolore. Mi presento: mi chiamo Graziella Marota, abito a Porto Sant’Elpidio (FM) e ho 58 anni. Il 6 Dicembre del 1982 ho dato alla luce un bambino bellissimo, Andrea e da quel giorno ho dedicato tutta la mia vita a mio figlio, come fanno tutte le mamme del mondo perché un figlio è il bene più prezioso per ogni donna. Andrea, con il passare degli anni, cresceva e con tutto il mio amore e la mia protezione è diventato un bel ragazzo: il mio orgoglio ,la mia gioia, la mia felicità.

Ora vorrei che leggesse questa lettera poi Le spiegherò il motivo per cui Le scrivo:

Caro Andrea,
sono già passati più di 5 anni da quel giorno orribile, quel giorno che mi ha cambiato definitivamente la vita, privandomi di tutto.

Te l’avevo promesso e mi sono battuta affinché il tuo ricordo non svanisse nel giro di pochi mesi. Televisione, giornali, interviste… ho fatto più di quanto potessi immaginare, ma il dolore è stabile, anzi, più passa il tempo e più mi lacera il cuore. Il suono della chitarra, la tromba, le tue risate, i tuoi abbracci, i tuoi baci…tutto manca dentro casa; ora regna il silenzio più assoluto. Eri un figlio perfetto, Andrea, fin troppo buono, rispettoso, allegro, onesto e pieno di vitalità; amavi la vita più di qualsiasi altra cosa al mondo, ma essa ti è stata strappata brutalmente in un giorno d’inizio d’estate ed io non riesco a capacitarmene, non sono in grado di capire perché tu, un ragazzo così dedito al lavoro, hai dovuto chiudere i tuoi splendidi occhi in una fabbrica. Non ha senso morire a ventitré anni, tanto più mentre si sta lavorando. Tutto ciò è capitato a te, figlio mio,io non mi darò mai pace e continuerò a tenere vivo il tuo ricordo, perché rimarrai sempre come tutti ti ricordiamo; ora sei un angelo, ma lo eri anche prima, un angelo che viveva aiutando gli altri, sempre pronto a dare una mano in qualsiasi situazione.

Nel corso della tua vita mi hai teso la mano infinite volte, al punto che tra noi c’era e c’è tuttora, un legame speciale, più forte di quello che si instaura, fin dalla nascita, fra mamma e figlio: il nostro era anche un rapporto d’amicizia che si era andato a creare superando i vari ostacoli che la vita ci ha messo di fronte. Insieme abbiamo affrontato gioie e dispiaceri, ma ora che tu non ci sei più, mi sembra di affogare in questo mare di dolore che la tua morte ha creato. Ora la nostra famiglia sembra vuota, tutti cerchiamo di farci forza l’un con lì’altro, ma il fatto è che ci manchi troppo, la tua era una figura essenziale, infatti, come un albero ha bisogno di svariati elementi per vivere, così a noi è stato tolto l’ossigeno, l’acqua e anche se la pianta è una quercia secolare, piano piano appassisce come un piccolo germoglio.
Sembrava che quel tanto atteso momento di serenità fosse arrivato, che finalmente avrei vissuto una vita tranquilla e felice, ma non potevo immaginare ciò che stavo per vivere: la perdita di un figlio, la cosa più orribile e straziante al mondo. Una volta accaduta la tragedia, non riuscivo a rendermi completamente conto di quello che stavo passando, ma, ora, a distanza di tempo, lo capisco eccome; ed è questa la cosa più brutta: realizzare quanto è accaduto.

Vorrei dirti molte altre cose, amore mio, ma non basterebbe tutta una vita per scriverle; mi limito a ripetere una cosa che tu, da lassù, avrai ascoltato ed ascolterai tantissime volte:
ti voglio un bene dell’anima, angelo mio.

Ora Ministro comprenderà la ragione di questo mio scritto.Ogni anno muoino circa 1200 lavoratori per la mancaza di sicurezza nei luoghi di lavoro e ci sono circa un milione di infortuni più o meno gravi. È inconcepibile e inaccettabile che in un paese “civile” succedano ancora questi “omicidi” per risparmiare sulla sicurezza mettendo a repentaglio la vita dei lavoratori…i lavoratori ,Caro Ministro, sono esseri umani e non macchine di produzione, hanno la loro vita, i loro affetti e il sacrosanto diritto di uscire la mattina per andare a lavorare e avere la certezza di tornare la sera con le proprie gambe e non dentro una bara come è successo al mio Andrea che era appena sbocciato alla vita…aveva solo 23 anni ed è morto con il cranio schiacciato da una macchina tampografica priva di sistemi di sicurezza all’Asoplast di Ortezzano (FM) per 900 euro al mese come precario.

Faceva parte di quella grande schiera di italiani che oggi sono chiamati a fare numerosi sacrifici,non crede che sia giunto il momento di prendere seriamente in considerazione questa grande piaga del nostro paese?Cosa facciamo? Aspettiamo inesorabilmente che le statistiche fatte ogni anno si avverino? Ogni sette ore muore un lavoratore e Lei ,Ministro, cosa farà affinchè tutto ciò non avvenga più?

La ringrazio per l’attenzione che vorrà prestare a questo scritto e non dimentichi che chi Le scrive è una mamma rimasta orfana del proprio figlio e distrutta dal dolore sia nello spirito che nel fisico.

Faccia qualcosa altrimenti ogni giorno 4 famiglie continueranno ad essere distrutte !!
La saluto cordialmente e aspetto quanto prima una Sua risposta”.

Graziella Marota

 

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Quel che non ha ragione

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore
                                                                                         Prevert

RITMI

 

Quando il tamburo

suona il suo ritmo sincopato

tra battiti certi e

rulli appassionati

 

danzo insieme a lui

donando il mio corpo

all’avvolgente fremito

delle onde del mare.

                                                     A.C. sottolestelledeljazz

 

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Toglietemi tutto ma non il sorriso

ARABA FENICE

 
Cinque anni fa mi sono fatta un tatuaggio.
Alla base del collo, dietro la nuca, ho fatto scrivere “Ale” che sta per Alessandro, il nome di mio fratello.
E’ molto bello, a parer mio, non ho sentito male e sono orgogliosa di averlo fatto.
Da allora ho in mente di farne un altro e nel corso degli anni sono riuscita a decidere il soggetto anche se ancora non ho chiaro la parte del corpo su cui farmelo.
Il soggetto sarà un’araba fenice (magari stilizzata) perché rappresenta la rinascita, il superamento delle difficoltà (l’araba fenice muore e rinasce ogni volta dalle sue ceneri).
La parte del corpo potrebbe essere il braccio destro, dove avevo la presa usb (il picc), in modo da coprire anche la cicatrice oppure il piede destro che è un posto che mi piace parecchio. Non so, vedremo…
Ma veniamo a noi: io sto cercando un disegnatore, o un tatuatore, o un grafico, o non so chi altro, che mi faccia il disegno dell’araba fenice.
Tale disegno verrà tatuato sul mio corpo (se mi piace!) e, in più, potrebbe diventare la copertina del mio libro.
Chi me lo fa?
C’è nessuno capace e che ha voglia di farmelo?
Se c’è qualcuno che vuole cimentarsi in questa opera, per favore, mi mandi il disegno al mio indirizzo email: annastaccatolisa@gmail.com
E ora… tutti a lavoro!!!
da “Ho il cancro. Il blog di una malata coccolata, viziata, amata, fortunata” – 6 Agosto 2011 – ore 2,30

IL 17 APRLE ESCE IL LIBRO DI

ANNA STACCATO LISA

ANNA LISA RUSSO

Toglietemi tutto ma non il sorriso
Ed.Mondadori
Collana: Strade blu

 

“Aveva ancora due sogni nel cassetto: il primo era di fare un libro in cui raccogliere i suoi post migliori, la storia del suo accanimento per la vita. La notizia che glielo avrebbe pubblicato la Mondadori l’ha ricevuta nel reparto Cure Palliative dell’ospedale di Livorno nel giorno in cui i medici le hanno detto che non c’erano più cure da fare. «Ho provato tutto il provabile – mi ha scritto – e non mi resta che… aspettare…, ma questa notizia del libro mi ha fatto felice nonostante tutto». Ha firmato il contratto a metà della scorsa settimana, in un momento in cui non era intontita dalla morfina.

Il secondo sogno era di sposarsi e il suo Andrea le ha fatto la sorpresa a Ferragosto. Il matrimonio, di cui esiste un bellissimo video su YouTube, si è svolto nella cappella dell’ospedale: lei aveva l’abito bianco con il velo, è arrivata su una sedia a rotelle piena di palloncini e c’erano 200 invitati e una magnifica torta in cui lei era Biancaneve e il suo sposo Superman. E’ stata una cerimonia naturale, senza forzature, senza pietismi, piena di felicità e di musica.

Anna Lisa non è più uscita dall’ospedale, il viaggio di nozze è stato un viaggio nel dolore, ad un certo punto ha chiesto agli amici di essere lasciata sola per qualche giorno, voleva fare i conti con l’idea della morte: «Ho avuto bisogno di stare da sola col mio dolore, fisico e psicologico. Ho avuto bisogno di silenzio”.

                                                            Mario Calabresi su La Stampa.it

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Un bacio

DAMMI MILLE BACI
Viviamo, Lesbia mia, e amiamo
e non badiamo alle chiacchiere dei soliti vecchi troppo severi.
Il sole tramonta e poi risorge,
ma noi, una volta che il nostro breve giorno si è spento,
dobbiamo dormire una lunga notte senza fine.
Dammi mille baci, poi cento
poi altri mille, poi ancora cento
poi altri mille, poi cento ancora.
Quindi, quando saremo stanchi di contarli,
continueremo a baciarci senza pensarci,
per non spaventarci e perché nessuno,
nessuno dei tanti che ci invidiano,
possa farci del male sapendo che si può,
coi baci, essere tanto felici.

                                                 Catullo

 

UN BACIO

 

Un bacio

solo un bacio

una bacio sulla guancia

la mano nella mano

e ritornare bambini

sognando  a perdifiato.

 

 

Un bacio

solo un bacio

un bacio sulle labbra

le mani tra le mani

vegliando quei momenti

che il tempo ha tralasciato.

 

 

Un bacio

solo un bacio

…é solo un bacio…

                                 A.C. sottolestelledeljazz

 

 

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